Il paese degli uomini che non ridono mai  

  

 

 In un paese lontano, ma in tutto, proprio tutto, simile al nostro, c'era un villaggio posto proprio sul cucuzzolo di una montagna.
Come tutti i paesi così arroccati aveva tutte le case piccole e così strette le une alle altre da far pensare ad un abbraccio che tiene caldo, ma a lungo andare toglie il respiro.

Gli abitanti del paese erano tutti anziani ed erano gli unici che erano rimasti a vivere in quel posto isolato.
Ad un certo punto la vita tranquilla che tutti conducevano nel villaggio cambiò improvvisamente. Da un giorno all'altro cominciò a nascere nel cuore di ogni abitante un sentimento di odio verso tutti i propri vicini.
Capita spesso di sentire raccontare di liti tra parenti o vicini di casa, generalmente per i motivi più banali, ma in questo villaggio sperduto e lontano-ma vicino a noi- ogni abitante cominciò a pensare
che i più grandi torti gli venivano fatti di nascosto, dal vicino come dal fratello, e che tutti non facevano altro che imbrogliarsi e prendersi in giro.
Tanto era forte questo odio che un bel giorno, o forse un brutto giorno, tutti decisero (questa fu l'unica cosa che, per anni, fecero in comune accordo) che non si sarebbero più rivolti nemmeno una parola.
Quando decisero di non parlarsi era ancora inverno e nessuno sentì troppo la mancanza di parole. La sera si andava a letto molto presto e il freddo non faceva pensare a nient'altro.
Quando, con l'estate, le giornate si allungarono e il tempo da trascorrere svegli era aumentato terribilmente gli abitanti, che ormai non si parlavano da alcuni mesi, cominciarono a sentire la noia di
quel silenzio.
Ormai erano senza nessuna comodità, quasi tutti avevano i televisori rotti, e così anche la lavatrice e tutte le altre cose per le quali era necessario chiamare aiuto in caso di guasto.
Di tutti gli abitanti solo uno non aveva alcuna intenzione di smettere di parlare e di comunicare con gli altri. Questi era Gianni, il vecchio postino.
Egli era sempre stato una persona allegra e simpatica e per sua fortuna non era odiato da nessuno  né odiava alcuno.
Gianni tutti i giorni dell'anno, meno le domeniche e le altre feste, girava a piedi per le strade e le campagne del paese per consegnare la posta. Aveva sempre rifiutato di salire su una macchina: le sue gambe erano forti e veloci e poi gli piaceva respirare all'aria aperta con il sole e con la pioggia.
Rifiutandosi di smettere di parlare, Gianni divenne l'unica persona con cui tutti parlavano e l'unico cui dicessero le poche parole che si mandavano a dire.
A dir la verità gli abitanti continuavano a odiarsi anche con quelle poche parole che dicevano al vecchio postino. Così Matilde mandava a dire a Sergio - brutto muso di porco!- e Sergio invece - vecchia racchia!-  ;oppure Filomena a Nunzia - vecchia befana rincretinita - e l'altra - tirchia tirchia tirchia -.
Le cose andarono avanti così per anni; poi in un bel giorno di maggio il vecchio postino Gianni scomparve così nel nulla con tutte le lettere che quel giorno doveva ancora consegnare.
Gli abitanti del paese pensarono che Gianni fosse rimasto prigioniero in casa di qualcuno con il quale parlava ininterrottamente per far dispetto a tutti gli altri.
Di Gianni per molto tempo non si seppe nulla e nessuno, per l'odio che li accecava, chiese mai al proprio vicino se avesse visto o sentito Gianni.
Scomparso il postino, gli abitanti smisero anche di insultarsi e per molto tempo dimenticarono che la bocca e la lingua servivano anche per parlare.
Forse per un incantesimo, forse perché non avevano più praticato la parola, dimenticarono tutti la capacità di parlare.
Un giorno, sempre di maggio, dalla stessa strada dove un tempo era scomparso Gianni giunsero in paese un giovane uomo di nome Caio e la sua piccola figliola Silvina.
I due forestieri cercarono di comunicare con gli abitanti ma essi né riuscivano a capirli né potevano parlare.
L'arrivo di queste nuove persone cambiò un po' la vita monotona del paese. Caio cominciò a fare dei lavoretti per gli abitanti, ad aggiustare le porte, le finestre, a tagliare la legna; aiutava anche a camminare alcune persone che ormai non si muovevano più da anni.
Silvina, che aveva si e no sette anni, andava sempre con il padre e guardava incuriosita quelle strane persone che non parlavano mai e facevano solo dei buffi gesti con le mani e con la testa.
Caio era contento di aver trovato un posto finalmente tranquillo per sé e per sua figlia e ormai si era abituato a parlare solo con lei.
Silvina quando non andava con il padre amava passeggiare per i vicoli del paese e fantasticare. Aveva dato ad ogni abitante un nome che a lei piaceva. Allora c'era Vasocotto, Masticabrodo, Collotorto, Tappetto, Pepperotto e tanti altri.
Di solito Silvina rimaneva nel paese a giocare ma un giorno, spinta dalla curiosità, decise di allontanarsi. Subito fuori del paese c'era un bosco di pini che copriva tutta la montagna.
Silvina prese un sentiero e decise di seguirlo; era contenta; era estate e piovigginava; l'odore dell'erba bagnata le piaceva, gli insetti le ronzavano attorno e lei correva.
Si era allontanata e nella corsa non ricordava più quale fosse il sentiero che aveva seguito. Presto si fece mezzogiorno e il sole tornò a splendere alto nel cielo quando Silvina dietro una siepe intravide
una capanna.
Caio che aveva finito di aggiustare alcune scale di legno, uscì nel vicolo, e cominciò a chiamare Silvina. Non avendo risposta si affacciò ad una finestra e continuò a chiamare - Silvinaaaa Silvinaa Silvinaaa - ma la bambina non rispondeva.
Caio cominciò a correre per il paese e ad urlare ma le sue grida erano seguite dal silenzio. Gli abitanti, vedendo che Caio continuava a correre da una parte e dall'altra scesero dalle loro case e, dopo tanto tempo che non si erano più parlati, comunicarono con i gesti e cominciarono a cercare la bambina.
Le ricerche continuarono per alcune ore ma Silvina non fu trovata.
Ormai tutti gli abitanti, anche quelli che avevano rifiutato l'aiuto di Caio, erano in strada.
A questo punto Caio decise di uscire dal paese e di cercare nel bosco.
Nel frattempo Silvina si avvicinò alla capanna e vide un vecchio con una lunga barba bianca che parlava ad uno strano microfono e udì una voce che usciva da una grande radio; - Sì Gianni ho capito che devo fare prima il soffritto ma il formaggio lo devo mettere insieme con l'uovo? -.
Gianni, il vecchio postino, si voltò e accortosi della bambina sorrise e le fece segno di entrare.
Silvina fu contenta di poter parlare con una persona nuova

- Oh che fortuna, finalmente un uomo che parla!! Lì nel paese era una noia, tutti zitti e tutti soli, mai nessuno con cui ridere... .

 - Bè ti capisco - rispose Gianni con il sorriso sulle labbra.

- Anche a me dava tanto fastidio non poter parlare con nessuno; poi un giorno ho deciso di andare via e mi sono nascosto qui nel bosco, così tutto solo. Ma ho la compagnia della radio e poi parlo quasi tutto il giorno con degli amici.-
Gianni chiese alla bambina da dove venisse, perché quando era fuggito dal paese lei ancora non c'era.
Silvina rispose: - Siamo arrivati nel paese degli uomini che non ridono mai quando le giornate erano ancora lunghe, io e mio padre Caio. Ma questo non è il mio paese: noi veniamo da lontano, abbiamo fatto un viaggio prima su una barca, poi ci siamo nascosti dentro una piccola tenda e un giorno alcuni signori, che non avevo mai visto, hanno dato un biglietto a mio padre e con il treno siamo arrivati in un posto brutto e puzzolente poi io ho dormito e quando mi sono svegliata eravamo qui, su al paese -.
Gianni rimase colpito dal racconto della piccola e le disse

- Oh, scusami, non ho ancora chiesto come ti chiami.

- Mi chiamo Silvina e tu?
- Io sono Gianni e sono tanto contento di conoscerti- rispose subito Gianni.
La bambina si ricordò che non riusciva più a trovare la strada per uscire dal bosco e domandò aiuto a Gianni.
Il vecchio postino spinse alcuni bottoni e spense la radio; prese la piccola per mano e insieme si incamminarono per un sentiero che conduceva al paese.
Silvina continuava a parlare incessantemente con il vecchio, cominciò a chiedergli il nome delle piante che incontravano sul sentiero e se aveva paura a vivere lì nel bosco tutto solo;

poi gli chiese

- Perchè nel paese nessuno parla più? -

Allora Gianni quasi contento di quella domanda cominciò a raccontare:

 - Il nostro piccolo paese avrai capito che è abitato solo da vecchi e un tempo erano tutti più felici e
sorridenti anche se non mancavano le liti e le cattive parole ma queste sono cose che succedono e poi però venivano in fretta dimenticate, ma un triste giorno portai, sai io ero il postino del
paese, allora dove ero, ah sì, un brutto giorno portai una lettera al comune in cui si annunciava che un nostro vecchio compaesano, che aveva fatto fortuna in America, lasciava tutti i suoi soldi ai parenti
ancora in vita. Fin qui niente di strano, ma di parenti stretti non ne erano rimasti in vita, erano tutti morti. Siccome nei piccoli paesi si è tutti alla lontana un po' parenti, in paese tutti possiamo dire di essere lontanamente apparentati con il ricco compaesano.
Da quel giorno nacque in tutti il desiderio di avere quella fortuna caduta dal cielo e ognuno cercava documenti per dimostrare di essere più stretto parente degli altri e di essere l'unico che aveva diritto
ad avere i soldi.
Le cose peggioravano di giorno in giorno: dapprima si cominciarono ad odiare i fratelli o le sorelle che potevano avere gli stessi diritti dell'eredità, poi tutti gli altri dei quali si temeva la possibile
vendetta, insomma in poco tempo tutti si odiarono a morte.
Per lungo tempo poi fui io l'unico che parlava con tutti e che comunicava i loro messaggi, d'altronde sempre le stesse offese e le stesse cattive parole.
Poi un giorno mi stancai di questo odioso modo di vivere e decisi di starmene nel bosco, almeno non avrei più ascoltato le loro brutte parole-.
Silvina aveva seguito il racconto con molto interesse ma non riusciva davvero a capire quell'odio che tutti gli abitanti portavano scritto sul volto.

Finito di raccontare, Gianni rimase in silenzio e la bambina di nuovo gli chiese

- Ma poi quei soldi a chi sono andati?

- A nessuno- rispose il vecchio Gianni, - In America hanno saputo che non c'era più nessun parente diretto così i soldi sono rimasti in qualche banca e non so sinceramente a chi andranno a finire, ma a me non importa io continuerò a vivere da solo qui nel bosco...-

A questo punto Gianni rimase a bocca aperta.
Caio e tutti gli abitanti del villaggio erano tutti entrati nel bosco quando sul loro volto apparve la stessa sorpresa che ebbe Gianni.
Erano ormai molti anni che non si vedevano, ma lo stupore più grande fu quello degli abitanti, che ormai pensavano di non poter più rivedere il loro vecchio postino e come per un incantesimo le loro lingue si sciolsero e tutti insieme urlarono per la contentezza - Gianniiiii -

 

Andrea Ciocchetti
 

TORNA INDIETRO